BAMBINI CON IDENTITÀ DI GENERE DISCORDANTE

Premesso che dagli anni ’70 l’omosessualità non è più considerata un disturbo mentale in ambito psichiatrico e psicologico; il riferimento scientifico attuale sulle varianti della sessualità, nei suoi aspetti correlati al genere e all’identità ,si fonda sul MODELLO TRIPARTITO  DELLA PSICOSESSUALITÀ di Zucker e Bradley (1995), che prevede concetti distinti per

  • Identità di genere
  • Ruolo di genere
  • Orientamento sessuale

(puoi leggere un articolo su questo argomento nel nostro blog)

La discordanza tra l’identità di genere (la consapevolezza della propria appartenenza all’uno o all’altro sesso) e il proprio sesso (assegnato alla nascita) può emergere già dall’infanzia e comportare una sofferenza denominata disforia di genere o disturbo dell’identità di genere (DIG) dal più influente manuale statistico psichiatrico in vigore, il DSM-5.

Va specificato che nei bambini, già impegnati in processi di sviluppo fisico e psicologico, c’è una grande variabilità d’esito del GID: solo alcuni dei bambini con GID diventeranno adulti transessuali o omosessuali, mentre alcuni svilupperanno un orientamento eterosessuale.

Già dai 5 o 6 anni i bambini percepiscono l’ambiguità sessuale come un problema: imparando così ad assumere identità legate al genere spesso rigide; ma i comportamenti e sintomi tipici del GID, tra cui l’ interesse per abiti del sesso opposto, possono essere evidenti già tra i 2 e i 4 anni;

  1.  

 

Sulla base della classificazione proposta dagli psicologi Zucker e Bradley (1995) ci sarebbero quattro tipologie di disturbo dell’identità di genere (DIG) nell’età dello sviluppo:

  1. bambini che presentano un episodio acuto che si risolve una volta rimossa la causa scatenante riconducibile a stress per specifici eventi di vita (nascita di un fratellino dell’altro sesso, insuccessi presso il gruppo dei pari dello stesso sesso).
  2. bambini che occasionalmente indossano biancheria intima del sesso opposto ma per il resto si comportano conformemente al proprio sesso di appartenenza.
  3. bambini che mostrano un persistente e profondo senso di inadeguatezza che porta a una negativa valutazione di sé, in assenza di interesse specifico per comportamenti propri dell’altro sesso .
  4. bambini ermafroditi.

Mentre lo psicologo Di Ceglie  (1998) ritiene che i modi di vestirsi di questi bambini, l’uso di giocattoli e di giochi di ruolo, le relazioni con i coetanei, i manierismi e il tono di voce,  la disforia anatomica e i giochi aggressivi siano la manifestazione di una organizzazione psicologica con tratti atipici: la AGIO (Atipical Gender Identity Organization) e non di un GID (Gender Identity Disorder).

Nel lavoro clinico risulta comunque sempre necessario considerare fattori e dinamiche intrapsichiche, familiari e sociali individuali, indagando i vissuti e le elaborazioni della persona.

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