COS’È L’OMOFOBIA INTERIORIZZATA?

COS’È L’OMOFOBIA INTERIORIZZATA?

Se l’omosessualità non è una malattia mentale (derubricata negli anni ’70 dal più influente manuale statistico psichiatrico – il DSM), come viene considerata l’omofobia in ambito psicologico?

Il termine “omofobia” fa riferimento, secondo lo psicanalista George Weinberg, alla paura sottostante le reazioni negative nei confronti di persone omosessuali, che pare associata a paura del contagio.  Poiché questa reazione non coinvolge solo la paura ma anche le emozioni di disgusto, rabbia e ansia, gli si preferisce però spesso il termine “omonegatività”.

Questa paura, favorita dall’ “Eterosessismo” del sistema sociale e culturale occidentale in cui l’eterosessualità è assunta come unica variante naturale della sessualità, implica stereotipi, pregiudizi, discriminazioni, stigma e violenza verso le persone omosessuali.

Tra gli stereotipi più diffusi riguardo all’omosessualità emergono:

  1. La non conformità al ruolo di genere (es. i gay sono effeminati, amano la cucina, le lesbiche sono maschiacci, giocano a calcio e non sono materne ecc.)
  2. Lo status e la posizione sociale (es. i gay sono deboli, soli, problematici o al contrario sono “una potente lobby” ecc.)
  1. Le modalità relazionali e di coppia (i gay circuiscono gli eterosessuali, hanno relazioni promiscue; le lesbiche hanno una sessualità immatura, ruoli attivi e ruoli passivi, essere gay è di moda ecc.). Alcuni esempi sono; la tendenza a definirne la qualità del rapporto di coppia utilizzando il criterio di longevità; l’abitudine ad estrapolare la relazione omosessuale dal contesto di appartenenza e a considerare la relazione di coppia omosessuale di valore inferiore a quella eterosessuale.
  2. Le cause dell’omosessualità e la sua natura deviante e anormale (traumi infantili, madri e padri assenti o troppo presenti, ed. sessuale scorretta, gay rapporto sbagliato col femminile e lesbiche col maschile, parafilie, pedofilia, stereotipo dell’omosessuale “pedofilo” ecc.)

Accade però spesso che un’analoga omofobia sia presente anche nelle persone omosessuali, comportando auto-invalidazione e auto-svalorizzazione:

L’AUTO-INVALIDAZIONE

  • L’interiorizzazione di significati negativi rispetto all’ omosessualità suscita emozioni di vergogna, colpa, rabbia e disgusto rispetto al sé omosessuale; compromettendo la consapevolezza della propria autostima e dell’immagine di sé come persona degna.”
  • L’incorporazione dello stigma sociale comporta una dissonanza cognitiva: la persona non riesce a conciliare i suoi desideri sessuali e affettivi con le credenze che ha appreso dal contesto sociale

L’ AUTO-SVALORIZZAZIONE

  • L’interiorizzazione della svalorizzazione prevede che la persona omosessuale  alimenti dentro sé un sistema di autodenigrazione e autosoppressione, impedendogli di immaginarsi con modi e fini altrettanto validi a quelli eterosessuali.

 

IL LAVORO PSICOLOGICO

Nel lavoro clinico “occorre una ricostruzione attenta, sempre individuale, contestualizzata e mai preventivamente “spiegata” da teorie o modelli, di come quel soggetto abbia costruito la propria autoconsapevolezza” (Rigliano, Ciliberto, Ferrari, 2012)

In particolare si procederà a comprendere i vissuti personali e le prospettive che derivano dall’ eventuale autosqualifica o insicurezza radicale su di sé e sul senso dell’esistenza.

Si faciliterà l’evoluzione del significato attribuito al suo essere-omosessuale, in quanto struttura costitutiva e non modificabile del proprio essere, cruciale per la progettazione della sua vita e per la sua felicità (APA, 2009)

Per affrontare l’omofobia interiorizzata potranno essere utilizzate strategie cognitiviste, tra cui (Sophie, 1984):

  1. La ristrutturazione cognitiva: esplorazione e decostruzione degli stereotipi negativi legati all’omosessualità
  2. L’approccio neutrale all’identità omosessuale: interiorizzazione del fatto che essere gay o lesbiche è una delle tante varianti date agli esseri umani
  3. La consapevolezza della propria identità sessuale: confronto con altri gay e lesbiche
  4. Il coming out: un processo progressivo di dichiarazione aperta della propria omosessualità rafforza l’autostima individuale e fornisce lo stimolo per affrontare in modo costruttivo la rimodulazione della propria personalità
  5. La frequentazione di altri gay e lesbiche
  6. L’abitudine all’omosessualità

Lo psicologo accompagnerà il cliente verso una personale attribuzione di significato della propria identità, aiutandolo a prendere confidenza con le proprie sensazioni e a costruire una rappresentazione di sé positiva alternativa a quella squalificante, liberandosi il più possibile dai conflitti interni.

Nei colloqui si cercherà di favorire il generarsi di risorse di resistenza e di resilienza che mettano l’individuo in grado di gestire la squalifica e la disconferma che gli derivano dall’interno e dall’esterno (APA, 2009)

(puoi leggere un articolo su l sostegno psicologico LGBT+ AFFIRMING nel nostro blog)

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