FACCIAMO CHIAREZZA SULLE VARIANTI DELLA SESSUALITÀ

In psicologia, il riferimento scientifico attuale sulle varianti della sessualità, negli aspetti correlati al genere e all’identità, si fonda sul MODELLO TRIPARTITO  DELLA PSICOSESSUALITÀ di Zucker e Bradley (1995), che prevede concetti distinti per

  1. Identità di genere
  2. Ruolo di genere
  3. Orientamento sessuale

Occorre innanzitutto quindi chiarire la differenza tra sesso e genere, emersa dal movimento Femminista degli anni ’60 del ventesimo secolo:  mentre il sesso è biologico (cromosomico, fenotipico), Il genere riguarda le differenze socialmente costruite fra i due sessi e i comportamenti considerati adeguati. Il genere attiene quindi alle rappresentazioni e alle aspettative sociali legate allo status di uomo o donna.

I tre aspetti del MODELLO TRIPARTITO  DELLA PSICOSESSUALITÀ:

  • L‘identità di genere è “la consapevolezza della propria appartenenza all’uno o all’altro sesso e della mescolanza all’interno di sé di tratti più propriamente maschili o femminili” (Stoller, 1968).
  • Il ruolo di genere è “ l’insieme dei comportamenti, asserzioni e sentimenti che identificano come uomo o come donna, al di là delle evidenze anatomiche” ( Money, 1955). Si tratta quindi di modelli costruiti dalla società relativi a comportamenti, doveri, responsabilità e aspettative. Gli stereotipi “maschile” e “femminile” riflettono ad esempio il consenso diffuso sui ruoli assegnati.
  • L’orientamento sessuale è invece la modalità di risposta della persona ai diversi stimoli sessuali. È la risposta di attrazione verso il sesso del proprio partner a definirci come eterosessuali, omosessuali o bisessuali.

Generalmente l’identità di genere, il ruolo di genere e l’orientamento sessuale sono concordanti. Tuttavia queste tre componenti, autonome e svincolate, sono rilevabili:

  • In termini temporali: i tre aspetti si definiscono e rimodulano in momenti diversi della crescita
  • In termini di continuum: il grado di incongruenza tra identità di genere e sesso è differenziato, dalla quasi totale incongruenza nei transessuali all’occasionale incogruenza nei travestiti.
  • In termini di rapporto tra le tre componenti (Dèttore, 2001):
  • persone con identità di genere congruente con il proprio sesso cromosomico e fenotipico e con orientamento eterosessuale, omosessuale, bisessuale o parafiliaco;
  • persone con identità di genere non congruente col proprio sesso cromosomico e fenotipico e con orientamento eterosessuale, omosessuale o bisessuale (persone con disturbo dell’identità di genere, transessuali o altre manifestazioni transgender)

nota: esistono anche persone con identità di genere non congruente con il proprio sesso cromosomico, ma congruente con il sesso fenotipico (es. casi di insensibilità agli androgeni o patologie ormonali) e persone con  identità di genere congruente con il proprio sesso cromosomico, ma non rispetto al sesso fenotipico e (es. con sindrome di Turner o di Klinefelter);

Attualmente si parla di gender fluidity intesa come “la capacità di diventare liberamente e consapevolmente uno o più generi per un tempo qualsiasi e per qualsivoglia numero di cambiamenti” (Bornstein, 1994) e di gender blending che indica la miscela del maschile col femminile (Devor, 1989).

 

IL LAVORO PSICOLOGICO

Premesso che i percorsi dell’identità di genere non sono ancora scientificamente chiari, i punti di accordo tra le diverse teorie indicano la presenza di:

  • una predisposizione biologica fondata su effetti ormonali, aspetti temperamentali, o particolari organizzazioni cerebrali.
  • Caratteristiche individuali che si sviluppano nel corso della storia di vita
  • l’influenza dell’ambiente esterno

Questi fattori, nella loro interazione, conducono alla costruzione di parti dell’identità di sé ma potrebbero arrivare a dare esito a disturbi dell’identità sessuale o ad alcune patologie.

Nel lavoro clinico risulta necessario considerare fattori e dinamiche intrapsichiche, familiari e sociali individuali, indagando i vissuti e le elaborazioni della persona.  “Occorre una ricostruzione attenta, sempre individuale, contestualizzata e mai preventivamente “spiegata” da teorie o modelli, di come quel soggetto abbia costruito la propria autoconsapevolezza” (Rigliano, Ciliberto, Ferrari, 2012)


Dott. Gian Paolo Baronchelli

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